Senigallia e Morro d'Alba, questa fusione non s'ha da fare

17.10.2016 16:44

Del caso di Senigallia (circa quarantanovemila abitanti), che vorrebbe annettere Morro d’Alba (che di abitanti ne fa quasi duemila), se ne sta parlando da quando abbiamo cominciato a chiudere gli ombrelloni, domenica prossima il referendum e poi… 
Un vecchio adagio dice che l’unione fa la forza, questo è vero quando uomini e cose vengono messe assieme per fronteggiare un nemico comune o per raggiungere un medesimo traguardo. Nel caso della fusione tra Senigallia e Morro d’Alba, però, a noi sembra più voler mettere assieme capra e cavoli.
Storicamente Senigallia perde questo antico Castrum nel 1213 e, da quel momentoMorro d’Alba entra a far parte della Respublica Aesina e ne condivide le sorti fino al 1860 quando, con l’Unità d’Italia, Morro entra nella provincia di Ancona assumendo il nome Alba per non confonderlo con altre località dallo stesso nome.
Certo può essere motivo di orgoglio estendere il nostro territorio, ma questo vuol dire aumentare la superficie da gestire: più strade, più illuminazione, più verde pubblico, più servizi da erogare. Senigallia annaspa già nel gestire il proprio territorio, sicuri che aumentare il carico migliorerà una situazione già così precaria?
Ci sono in ballo dei soldi: un contributo, spalmato in dieci anni, da dividere in due e che dovrà essere utilizzato per far fronte ai costi della fusione e per nient’altro.
Ma se per un qualsiasi motivo quei soldi non bastassero afronteggiare tutti i costi della fusione, chi dovrebbe pagare?

Forse sarebbe bene informare la cittadinanza sulla natura di questi costi in modo da renderla consapevole così da essere in grado di comprendere la natura di questa operazione. Ma sul rapporto costi/benefici difficilmente si trovano dati chiari, quello che si trova in abbondanza sono slogan da campagna acquisti.
Ci dicono che le aliquote a Senigallia, grazie a questa fusione, non aumenteranno, ma le aliquote a Senigallia sono già al massimo e non possono aumentare perché la legge non lo permette. Allora ci dicono che Morro d’Alba e Senigallia tramite la fusione potranno accedere a finanziamenti europei, ma questo già succede perché Morro d’Alba può accedere a finanziamenti europei tramite il GAL e Senigallia tramite il GAC.
Questa fusione voluta da forze politiche, forse per preservare poltrone e prebende, ci lascia abbastanza scettici, se proprio ci dobbiamo unire con qualcuno non è meglio farla, la fusione, con Montemarciano, con cui dividiamo un lungomare tormentato dall’erosione?
Il 23 ottobre ci sarà il referendum per decidere di questa fusione, noi invitiamo tutti ad essere diffidenti e a votare no.