Se io fossi un albero in era Mangialardi...

28.07.2016 10:16

Abbiamo inaugurato la nuova piazza a Senigallia, tra discorsi, sorrisi di circostanza, e taglio dei nastri; io ho pensato che non vorrei essere un albero in questa città nell’era Mangialardi. Come albero avrei poche possibilità di sopravvivere ad una politica aggressiva e di immagine, molto attenta alle apparenze.

Se fossi un albero nell’era Mangialardi, la mia vita, non avrebbe valore rispetto ad un passaggio pedonale, ad un cancello, ad un parcheggio o ad una piazza di grande prepotenza visiva. Il mio vivere, dare ombra e ossigeno sarebbero poca cosa al cospetto di un progetto di città dove mattoni e cemento hanno sicuramente valori più remunerativi.

Se fossi un albero, non vorrei vivere nell’era Mangialardi, perché il mio diritto di vivere sarebbe un ostacolo ai grandiosi progetti di sviluppo mai condivisi con i cittadini; ecco allora che potrei essere abbattuto da un momento all’altro senza preavviso, spesso al mattino presto quando c’è poca gente in giro.

Verrei abbattuto tra il silenzio generale di una cittadinanza assuefatta a questo modo di fare e convinta che, gli alberi abbattuti, siano tutti pericolosi e pericolanti.

Se fossi un albero nella città di Mangialardi, ogni mattina leverei lo sguardo verso le altre chiome per vedere chi manca, per fare la conta dei morti, come in guerra.

Se fossi un albero, non vorrei vivere in questa città nell’era Mangialardi perché sarei la vittima predestinata, l’anello più debole della catena, quello contro cui riversare tutta la forza di un potere prepotente e ottuso: un albero non si difende, non grida, non aggredisce, non scappa, semplicemente cade.

Cadrei portando con me un tronco, dei rami, delle radici nate in un periodo in cui piantare alberi aveva in sé l’idea di un futuro. Ma adesso non c’è alcuna idea di futuro, c’è solo il tentativo di far passare per progetto l’assenza di prospettiva tanto che, per ogni albero abbattuto, ci si premura subito di informare che altri ne sono stati piantati in altre zone della città. Una visione contabile che, da sola, già da la misura della pochezza del pensiero: abbattere un albero è sempre la soluzione più comoda e più facile

Ed è così che Senigallia ha dilapidato il suo patrimonio arboreo all’interno della città riducendo drasticamente i punti di verde sia pubblico che privato. E’ un bene che nessuno di noi sia un albero in questa città nell’era Mangialardi, perché, a quest’ora, saremmo tutti morti.